Le plastiche nel Mediterraneo: un primo studio tutto italiano mostra un impatto importante delle plastiche nel Mare Nostrum

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Anche in questo finale di anno ritorniamo sul problema delle plastiche. Purtroppo, un recente studio di un team di ricercatori italiani dell’ISMAR-CNR di Lerici sembra dimostrare che anche il Mare Nostrum non è esente dalle emergenze che vengono continuamente  identificate in tanti mari del mondo. Il mar Mediterraneo si sta trasformando in una grande discarica a cielo aperto. «A finire in mare – spiega Stefano Aliani, un ricercatore dell’ISMAR-CNR di Lerici co-autore dello studio – sono soprattutto i rifiuti della nostra vita quotidiana, le micro-plastiche sono un avanzo della degradazione di bottiglie, buste, imballaggi, materiale medico. Nel giro di decine di anni o perfino di secoli, a seconda del tipo di plastica e dell’ambiente in cui finiscono, questi rifiuti si riducono in poltiglia e molti di questi finiscono in mare».

plastic-statisticsAbbiamo già parlato delle tristemente famose “isole di plastica”, vortici enormi  che stanno soffocando la vita negli Oceani a causa del loro fortissimo impatto ambientale che uccide molte creature marine ed entra nel nostro ciclo alimentare. Un recente studio italiano, pubblicato nel novembre 2016, ha dimostrato che anche il Mar Mediterraneo è sfortunatamente una delle regioni marittime colpite dall’inquinamento di queste micro-plastiche.

La pubblicazione su Scientific Reports di un recente studio italiano segna l’atto conclusivo di un lungo lavoro scientifico che è andato avanti per ben tre anni. I frammenti microscopici sono stati raccolti nel 2013 da una rete speciale trainata dalla nave del CNR Urania che ha fatto tappa in 74 punti di Tirreno e Adriatico. I dati raccolti sono stati quindi processati analizzando la composizione polimerica di queste particelle galleggianti (ovvero dei pezzetti di micro-plastiche raccolti), ricavando  un primo sondaggio su larga scala di organismi e particelle  microscopiche e di piccole dimensioni ritrovate sia nel volume, sia sopra la superficie del Mar Mediterraneo, compresa la meso-plastica. Di fatto lo studio fornisce una prima estesa caratterizzazione della loro identità chimica nonché informazioni dettagliate sulla loro abbondanza e distribuzione geografica.

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dallo studio del team italiano – originale su http://www.nature.com/articles/srep37551 i cerchi identificano le aree e le quantità di plastiche scoperte

Tutte le particelle di dimensioni maggiori di  700 micron raccolte sono state identificate, attraverso l’analisi FT-IR  (n = 4050 particelle), sedici diverse classi di materiali sintetici. Si è notato che i polimeri a bassa densità, come il polietilene ed il polipropilene sono i composti più abbondanti, seguiti dai poliammidi, le vernici a base di plastica, il cloruro di polivinile, il polistirene e l’alcol polivinilico. I polimeri meno frequenti comprendevano tereftalato di polietilene, poli-isoprene, poli (vinil stearato), etilene-acetato di vinile, poli-epossido, paraffina e poli-caprolattone, un poliestere biodegradabile riportato per la prima volta galleggiante in acque lontane dalla costa.

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Sono state inoltre osservate differenze geografiche nella composizione del campione, dimostrando nel sotto bacino una certa eterogeneità nella distribuzione di materie plastiche che probabilmente riflette, tra le altre cose,  una complessa interazione tra le varie fonti di inquinamento ed i tempi di permanenza di diversi polimeri in mare.

Situazione emergente nel rapporto
La produzione globale di materie plastiche è aumentata di circa venti volte negli ultimi cinquanta anni,  superando nel 2015 una quantità di oltre 300 milioni di tonnellate.

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mammiferi, rettili, pesci … nessuno è indenne … nemmeno l’Uomo

La domanda commerciale è in crescita esponenziale e si valuta che la produzione delle plastiche dovrebbe addirittura quadruplicare entro l’anno 2050, prendendo il 20% del consumo totale di petrolio ed il 15% del globale del carbonio. Le applicazioni per imballaggi monouso rappresentano la quota maggiore del mercato europeo in plastica, e rappresentano il 40% della produzione totale per oltre il 10% del rifiuti solidi urbani. Di conseguenza 275 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono stati generati nel 2010 da parte dei paesi costieri del mondo, di cui è stato stimato che da 4,8 a 12,7 milioni di tonnellate finiscono negli oceani, uno scenario drammatico che dovrebbe peggiorare di un ordine di grandezza nel 2025.

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Dal momento in cui furono riportate  le prime notizie sulla presenza di plastica negli oceani nell’Oceano Pacifico (Great Pacific garbage patch)  l’attenzione degli scienziati si è concentrata sul problema  verificando la presenza di rifiuti marini in tutti i mari compresi quelli polari. Come abbiamo già accennato in altri articoli, la plastica è talmente  abbondante da proporla  come un nuovo indicatore stratigrafico dell’antropogene. Oltre il 92% di tutti gli oggetti di plastica trovati in mare sono generalmente più piccolo di 5 mm. Queste minuscole particelle – di seguito denominato micro-plastiche – possono sia derivare dalla rottura di oggetti più grandi, oppure possono inserire direttamente l’ambiente marino come granuli, pellets e fibre. Le micro-plastiche possono agire come vettori di dispersione di additivi chimici, inquinanti organici e metalli pesanti, accumulandosi ed entrando nella catena alimentare.

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Purtroppo l’ingestione di micro-plastiche è ampiamente riportata e le prime testimonianze di un trasferimento trofico sono emerse. I dati emersi portano a inserire il vortice di plastiche mediterraneo  come una sesta grande zona di accumulo di rifiuti plastici. Lo studio mostra che a causa delle coste densamente popolate e la pesca intensiva, il trasporto, le attività turistiche e industriali, notevoli quantità di rifiuti marini si stanno accumulando nel bacino del Mediterraneo. Le simulazioni mostrano che tra il 21% e il 54 % di tutte le particelle di plastica (cioè tra 3,2 e 28,2 × 1012 particelle) e tra il 5% e il 10% della massa plastica globale (cioè tra 4,8 e 30,3 mila tonnellate) entra in queste spirali mostruose. Ovviamente le biodiversità del Mediterraneo ne subiscono  l’impatto e polimeri  sono stati trovati nel contenuto dello stomaco di grossi predatori pelagici e di molte specie commerciali. Grandi quantità di detriti di plastica sono stati segnalati sul fondo del mare, in galleggiamento e sulla fascia litorale. Studi sulla abbondanza delle micro-particelle galleggianti mostrano che esso è principalmente focalizzato sulla parte nord ovest del bacino. Rimando al rapporto del ISMAR- CNR per una trattazione più compiuta dell’argomento.

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    NO PLASTIC – BE SMARTER

 

⇒ http://www.ocean4future.org/archives/11540

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