Plastiche: un problema che ci riguarda tutti

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Dagli anni ’60 l’uso della plastica è aumentato drammaticamente, e la porzione dei rifiuti plastici nella nostra spazzatura è aumentata dal 1% del flusso dei rifiuti domestici a circa il 13% (US Environmental Protection Agency). Il nostro sta diventando un mondo di plastica. Conosciamo i vantaggi legati ai bassi costi dei materiali ma non tutti ne conoscono gli svantaggi e, soprattutto, l’impatto che sta diventando sempre più importante. La plastica è ovunque: dai contenitori alimentari e gli imballaggi (bottiglie di bevande, carni e alimenti) alle bottiglie di shampoo fino ai cosiddetti beni durevoli (elettrodomestici, mobili e anche interni ed esterni delle automobili. Possiamo dire che praticamente non esiste un settore in cui esse non siano utilizzate.

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Certamente ci sono sforzi per renderle maggiormente biodegradabili o riutilizzabili ma non è abbastanza. L’uso (abuso) e il consumo delle plastiche è sempre più alto ed i dubbi in merito al loro effettivo riutilizzo, riciclaggio e smaltimento sono sempre maggiori. Pochi parlano dei famosi additivi che alterano la struttura, la flessibilità, il colore, la resistenza ai microbi, e altre caratteristiche delle materie plastiche, rendendole meno riciclabili. Di fatto il costo dei rifiuti plastici è talmente basso che il loro valore di mercato non ne incoraggia il recupero e, purtroppo, molte Autorità preposte preferiscono inviarle alle discariche o addirittura ad incenerirle. Sulla base dei dati, del 2011, della  Environmental Protection Agency (in acronimo EPA, Agenzia per la protezione dell’ambiente) solo l’8% di materie plastiche sono recuperate attraverso il riciclaggio. Un’altra grande preoccupazione per la plastica nel flusso dei rifiuti è la loro longevità. Una buona parte delle materie plastiche, se non la maggior parte, necessiterebbero dai 500 ai 1000 anni per biodegradarsi in componenti organici.

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A causa di questa non auspicabile longevità e del basso tasso di riciclo, gran parte dei nostri rifiuti di plastica finisce nelle discariche. Alcuni di questi rifiuti di plastica sono abbandonati , a causa dello scarso senso civico dei cittadini, o si fa letteralmente strada attraverso i fiumi il mare. Questi rifiuti trasportati dalla correnti e dal vento si depositano sulle spiagge o si allontanano da costa entrando nel giro delle correnti marine e creando vortici enormi che generano melasse tossiche si residui di plastica (plastic beads o pellets). Secondo le Nazioni Unite, quasi l’80% dei rifiuti marini è composto da plastica.
Sappiamo che questi rifiuti di plastica, direttamente e indirettamente, creano danni agli organismi viventi marini e, di conseguenza, a tutto l’ecosistema, fino alla catena alimentare in cui anche gli umani sono coinvolti.

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Le plastiche sono ritrovate nel corpo dei grandi pesci e sostanze tossiche e cancerogene sono presenti in molte carni. In tutto il mondo, anche a seguito dei preoccupanti rapporti pervenuti, vi è un crescente movimento di pensiero a livello globale per ridurre la generazione delle plastica. Sebbene alcuni tipi di plastica possono essere ‘più sicuri’ per l’ambiente, tuttavia, la loro rimozione all’ambiente, la necessità di controlli più severi e la riduzione delle fonti di inquinamento non può essere più demandata.

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abiti ricavati da rifiuti plastici riciclati e recuperati in mare

Si stanno sviluppando iniziative da parte di privati per il recupero dei detriti nei nostri oceani. Queste plastiche sono poi trasformate in materiali utilizzabili: dai calzini prodotti dalla lavorazione  delle reti da pesca ripescate in mare alla produzione di combustibili ricavati da una varietà di rifiuti di plastica. Sono certamente soluzioni palliative che possono però contribuire a mitigare la situazione di forte emergenza attuale. Come sempre dobbiamo sperare nel genio umano.

 

 

 

 

⇒ http://www.ocean4future.org/archives/11939

 

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